Rat race?

Oggi tutti vogliono scrivere e pubblicare! Certo, e che ci sarebbe di male? Mi pare che nessuno si lamenti mai del fatto che oggi tutti vogliono fare maratone e ultra-trail, o partecipare a un reality show o a un talent, o percorrere vie ferrate in alta quota. Quella per la scrittura mi sembra una delle passioni più naturali e meno pericolose che un essere umano possa nutrire, oggi. Quindi, respinta preventivamente la prima obiezione, vediamo un po’ come funziona. Un essere umano ama leggere e scrivere e, auspicabilmente dopo o durante un processo di riflessione, studio, confronto, lavoro, riscrittura e così via, scrive un romanzo e poi si mette in cerca di un editore. Sa che sarà difficile riuscire a pubblicare, un’impresa quasi impossibile, perché deve vincere la concorrenza di una moltitudine di aspiranti scrittori, bravi e determinati quanto o più di lui. It’s a rat race out there, man!
Ma ecco che cominciano a verificarsi fatti strani. Gli editori non gli rispondono che il suo testo è stato scartato perché ce ne sono di migliori, anzi, il suo è probabilmente tra i migliori, ma sfortunatamente non è conforme a quello che la gente, oggi, vuole leggere. E aggiungono che la gente oggi vuole leggere romanzi di genere, con storie semplici e finale a sorpresa, ma purtroppo gli aspiranti scrittori propongono quasi sempre romanzi non di genere e per questo vengono scartati.
Ora, non è logico pensare che un essere umano cerchi di scrivere secondo i propri gusti di lettore? E tutta questa moltitudine quasi infinita di aspiranti scrittori che scrivono romanzi non di genere non costituirà una fetta consistente del pubblico dei lettori? Come si può ipotizzare che una persona che legge solo ed esclusivamente romanzi di genere, semplici, piani, scorrevoli, una volta impugnata una penna produca sempre romanzi non di genere, magari un po’ complicati? Non è che magari ci si potrebbe interrogare con un po’ di buon senso su Quello-che-oggi-la-gente-vuole-leggere?
Poi a qualcuno capita pure di pubblicare: talento, fortuna, caso, chi lo sa. Ma dal pubblicare al vendere la strada è lunga. Le librerie ospitano e mettono in vetrina solo Quello-che-oggi-la-gente-vuole-leggere, o tutt’al più anche Quello-che-oggi-la-gente-non-vuole-leggere, se l’autore è un personaggio noto.
Ora, per carità, ci saranno pure tonnellate di carta imbrattata male tra i dattiloscritti non di genere che corrono di qua e di là, e anche tra quei pochi che qualche editore distratto decide di pubblicare. Ciò non toglie che se comanda sempre, preventivamente e indiscutibilmente, Quello-che-oggi-la-gente-vuole-leggere, senza lasciare nemmeno un po’ di spazio a Quello-che-un-editore-vuole-proporre o a Quello-che-un-libraio-vuole-sostenere-e-consigliare, o magari a Quello-che-un-lettore-potrebbe-voler-provare-ad-assaggiare-insomma-qualcosa-di-diverso-dal-solito, temo che non ci si possa poi lamentare dell’omologazione, dell’appiattimento, del livellamento verso il basso. E non parlo solo di libri. È la somma che fa il totale, no?
Se infine si scopre che Quello-che-oggi-la-gente-vuole-leggere non corrisponde a quello che di fatto la gente vorrebbe leggere, allora siamo fregati!

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