Un sogno.

Seduto sul divano, sto guardando l’ultima parte del telegiornale: un presentatore con una giacca beige, un paio di occhiali di tartaruga e una dizione impeccabile è collocato esattamente al centro di un’inquadratura piuttosto stretta, dove non campeggia alcuna scenografia. Non c’è musica di sottofondo. Dopo averci aggiornati sullo sport, in particolare su alcuni tornei di tennis, sul basket e la coppa del mondo di bocce, dove la nazionale italiana è risultata vincitrice, introduce, con un gradevole tono pacato, lo spazio dedicato ai libri. L’editrice Garzanti annuncia che è disponibile nelle librerie l’ultimo romanzo di Carlo Emilio Gadda, dal titolo Il magazzino delle idee compossibili, dove don Gonzalo Pirobutirro incontra don Ciccio Ingravallo. A Natale uscirà da Einaudi l’ultimo lavoro di Queneau, tradotto da Italo Calvino: un romanzo la cui prosa è costituita da versi alessandrini (endecasillabi nella traduzione italiana) organizzati in strofe secondo la sequenza sonetto – canzone sestina – madrigale, dove alla rima si sostituisce l’assonanza. Racconta la giornata tipo di un sasso che crede di essere un soldato. Titolo originale: La guerre de Pierre, in italiano: Pietro torna indietro. Infine l’ultimo saggio di Umberto Eco, Si vis bellum para pacem, che indaga la possibilità di invertire gli elementi delle argomentazioni senza che questo possa invalidare la bontà del ragionamento. Una tecnica retorica utilizzata fin dai tempi antichi, come si evince dalla gran quantità di esempi storici citati dall’autore, ma anche al giorno d’oggi (per esempio nella pubblicità) col risultato di poter sostenere posizioni contrarie e apparentemente contraddittorie con fini persuasori.
Prendo nota dei titoli e mi accingo ad uscire. A quest’ora la libreria è ancora aperta. Improvvisamente sento un sostenuto ritmo musicale di sottofondo e la voce del presentatore assume un timbro femminile: “le indaggini proseguono a trescentossessanta… gradinessuna… a-ipotesi, secondo il … maggistratosarà… a-esclussa”.
Mi scopro ancora seduto sul divano, non c’è più il mio appunto. Non c’è più Gadda, né Calvino, né Queneau, né Eco.

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