Lettori, critici o censori?

La critica letteraria spesso si concentra sulle tecniche di scrittura,  sulle posizioni ideologiche dell’autore, sull’identificazione di protocolli compositivi – consapevoli o meno – che traspaiono dalla trama del testo, sulla maggiore o minore aderenza a certi modelli, a certe tendenze e correnti, e su altri parametri del genere, giungendo spesso a formulare valutazioni circa la bontà dell’opera, con giudizi che cercano di essere oggettivi, o per lo meno circostanziati. Questo è assai interessante e di non poca utilità. Aiuta ad attivare livelli interpretativi, ad accostare gli scrittori tra di loro, a identificare tendenze, a capire come lavorano gli autori, ad individuare aspetti che non avremmo considerato, né notato. Però non è esclusivamente e preliminarmente su questi parametri che un lettore dovrebbe basare la valutazione complessiva di un’opera letteraria. Sarebbe come se valutassimo un piatto al ristorante non basandoci su ciò che percepiamo con le papille gustative, ma su elementi esterni ed esteriori, formali, culturali, a volte posticci (“da immani fumi minimali arrosti” recitava l’epigramma dedicato da Fortini a Stefano Agosti): ‘tale abbinamento di ingredienti è conforme alla tradizione? È approvato dal tale o talaltro chef? È riscontrabile nei libri di ricette? Accosta colori gradevoli alla vista? Si può considerare innovativo?’
Leggiamo piuttosto fidandoci del nostro palato e sforziamoci di non produrre immediatamente o a priori una critica. Verifichiamo prima se il libro muove qualcosa in noi, procurando magari un sentimento generico, non meglio precisato, informe, anche stonato, spiacevole, purché sia presente, autonomo e innegabile. Vediamo prima se accende una scintilla, che magari è soltanto una curiosità. Poi, se c’è questa scintilla, procediamo pure all’analisi e alla critica, ma se non c’è, lasciamo stare. Probabilmente significa che non siamo noi i destinatari dell’opera. Quel libro si rivolge ad altri. Inutile (e ingiusto) trasformare le nostre caratteristiche (o mancanze) in colpe dell’autore.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*