Tutto d’un fiato.

L’ho letto tutto d’un fiato! Anche a me è capitato di sentir elogiare il mio romanzo con questa frase e, devo ammetterlo, quando è successo la cosa mi ha procurato un immediato piacere. Però pensandoci bene, a mente fredda e al netto dei subdoli sentimenti auto-gratificanti, credo che l’obiettivo della mia scrittura non sia una lettura tutta d’un fiato. Semmai il contrario. Mi piace sperare in un lettore che si soffermi sulla pagina, che cercchi di riconoscere quale riferimento ci sia dietro una citazione, che rilegga un periodo perché gli sembra ben riuscito, che vada a consultare il dizionario (o almeno, sopraffatto dalla pigrizia, si riprometta di farlo in un secondo momento). Mi piace pensare a un lettore che, la sera, si chieda per un attimo che libro stia leggendo, e immediatamente ricordi che si tratta di quel libro che gli procurerà un quarto d’ora di piacere e quindi vuole centellinarne la lettura per paura che finisca troppo presto. Questo dovrebbe essere l’obiettivo, sia esso raggiunto, raggiungibile o meno. Effettivamente siamo un po’ agli antipodi della lettura tutta d’un fiato. Ma forse mi sbaglio e non faccio altro che proiettare sul Lettore le mie caratteristiche di lettore. Probabilmente, anzi sicuramente, c’è anche un gusto per la lettura ingorda, per l’abbuffata, per l’apnea. Ed è un gusto più che legittimo, come tutti i gusti sinceri. Io dovrei saperlo bene: mia moglie a tavola mi ripete sempre di mangiare lentamente, di gustarmi le pietanze, di non ingurgitare il cibo come un inceneritore, ma io non ci riesco. Ci ho provato, ma ho scoperto che così facendo non trovo alcun godimento.

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