Giù le mani dalle ripetizioni!

Mi capita spesso di avvertire, nella prosa di libri pubblicati recentemente, la pesantezza e la goffaggine derivanti dal voler evitare a tutti i costi qualsiasi ripetizione lessicale. L’imperante, insipida, infantile lingua editoriale dei nostri giorni le osteggia come il peggiore dei nemici. Temo ciò sia dovuto al fatto che gli attuali censori del mondo editoriale traggono le loro competenze in materia da vecchi ricordi di scuola (elementare), non disponendo di altre fonti, finendo così col prendere lucciole per lanterne: delle sane pratiche normative finalizzate all’apprendimento (lucciole) per concetti di natura linguistico-stilistica (lanterne).
Vediamo allora qual è il parere di un autorevole linguista come Michele Cortelazzo:

“A scuola ci hanno insegnato che in un testo non bisogna ripetere una stessa parola a breve distanza. Il suggerimento, in sé e per sé, è giusto, perché la ripetizione delle stesse parole dimostra scarsa padronanza della lingua e genera noia nel lettore, che non è incentivato a proseguire nella lettura.
Pensate a quanto poco attraente sia un testo come: «Sono stato a Londra. Londra è proprio una bella città. Uno dei miei più grandi desideri è di tornare presto a Londra, perché ho visitato solo una parte minima di Londra». Tutti noi sapremmo evitare la noiosa ripetizione di Londra, usando pronomi, sostantivi che in qualche modo sostituiscano il nome della città, avverbi di luogo.
Troppo spesso, però, il giusto desiderio di evitare ripetizioni viene portato al parossismo e provoca più danni che vantaggi; come ha fatto anni fa uno scolaro delle elementari il quale, dovendo parlare dell’olio, cercò di evitare la ripetizione sostituendo olio con un ambiguissimo liquido giallo.
Ecco, dunque, una prima indicazione: c’è un limite al desiderio di variazione, ed è quello di non cadere in soluzioni più stucchevoli di quanto sarebbe la semplice ripetizione”.

E infine, sentito Cortelazzo, vediamo come Gadda usa le ripetizioni, in maniera elegante, per evidenziare la logica del ragionamento. Il passo è tratto da “I Luigi di Francia”: “è spiacevole dover parlare di avvenimenti spiacevoli: ma la chiarezza è la prima qualità di un racconto. Molti avvenimenti si vorrebbero eliminare della Storia: non si possono eliminare dalla verità”.
Che altro aggiungere?

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