Cenabis bene…

Quante volte mi è capitato di trovarmi a tavola con persone che esibiscono una sorprendente conoscenza dei vini! Conoscono le cantine, gli abbinamenti, i retrogusti, i profumi (oltretutto i vini profumano sempre di cose che non ho mai avuto occasione di annusare). In tempi relativamente recenti la cosa si è allargata ai piatti: i pistacchi di Bronte, le olive taggiasche, i fagioli di Lamon, le specialità tipiche di questo o quel paesucolo. Non è passato molto tempo da quando la gente distingueva tra vino bianco e vino nero e commentava di aver mangiato al ristorante un ottimo piatto di tortellini alla panna. Oggi le papille gustative non hanno più alcuna voce in capitolo; l’apprezzamento dipende unicamente dalla propria enciclopedia gastronomica e dall’aspetto estetico determinato dall’impiattamento (sic), quindi il verdetto si può emettere prima ancora di aver aperto bocca. Assai raramente invece mi capita di incontrare commensali con cui parlare di letture, di libri, di autori. Quando succede mi trovo però a corto di argomenti. Il più delle volte la conversazione verte sugli ultimi best-seller, che non conosco. Libri dai quali il lettore non riesce a staccarsi, che di solito sono ‘molto meglio del film’ e che risultano efficaci nel rilassare la mente dopo una giornata in cui essa è stata messa a dura prova dalle infinite e inenarrabili battaglie quotidiane. Altre rarissime volte si parla di poesia: l’emozione, la capacità di… emozionare, di dire le cose in quel modo che ti fa… emozionare; quel modo di scrivere, come dire… emozionante. Anche qui resto paurosamente privo di argomenti. Infine, rarissimevolissimevolmente, capita anche di trovare qualche lettore da sfoggio: elenca titoli, autori, generi, correnti, filoni che non ho mai sentito nominare: ma come, non conosci neanche Tizio, né Caio, né Sempronio? Veramente… no… (neppure da studente ho mai avuto la passione per l’enciclopedismo, ho sempre preferito leggere un libro alla volta e coglierne i valori intrinseci e specifici, senza preoccuparmi di incasellarlo in un genere, una corrente, un filone, una moda, una città, un’annata, un premio). Insomma, non invitatemi a cena, per carità! Sono un pessimo commensale.

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